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La perfezione dell'errore

2022-05-16 08:38

Chiara Tarantino

Blog,

La perfezione dell'errore

Nella filosofia Agile (con il concetto del “fail but fail fast”) e nelle metodologie legate al Design Thinking (con il concetto innovazione e sperimen

Nella filosofia Agile (con il concetto del “fail but fail fast”) e nelle metodologie legate al Design Thinking (con il concetto innovazione e sperimentazione) l’aspetto dell’errore, del rimodulare o in casi più importanti del fallire sembra si stia piano piano sdoganando. Ma è veramente così? 


Nelle organizzazioni post pandemiche è ormai molto comune parlare di errore come qualcosa che non fa più paura e che tutti auspicano a commettere per crescere come professionisti e come aziende.

 

Sdoganare la cultura dell’errore diventa perciò un passo coerente al cambiamento nelle organizzazioni del futuro.


Significato di errore umano

Per capire se veramente siamo nella fase di sdoganamento del concetto di errore, vediamone il significato.

Per errore umano si intendono tutti i casi in cui «una sequenza pianificata di attività fisiche o mentali fallisce il suo scopo, e quando questo fallimento non possa essere attribuito all’intervento di qualche agente casuale» (cit. James Reason)

 

Ma… è sempre colpa delle persone?

La performance è sempre il risultato dell’interazione dell’essere umano con gli altri elementi del sistema nel quale opera. 

 

Pensare che l’errore abbia come causa solo le persone o in alcune situazioni una persona sola sarebbe un modo per sottovalutare il sistema e sopravvalutare le persone.

Ecco perché non sta in piedi il concetto di ‘capro espiatorio’. È ancora di uso frequente semplicemente perché, una volta trovato, i nostri cervelli si fermano e non cercano più il perché dell’errore commesso. E quindi i nostri cervelli non devono più spendere energia.

 

Non c’è sperimentazione senza errori (o viceversa?)

Il punto è che l’errore è uno step fondamentale in tutte le nostre azioni.

Carlo Rubbia diceva che ‘l’esperto è colui il quale ha commesso tutti gli errori’.

Questa frase volutamente provocatoria ci ricorda non solo quanto l’errore sia inevitabile, ma anche che la perfezione non esiste. Anzi, esiste la perfezione dell’errore.

 

Commettere errori vuol dire sperimentare come ci insegnano tutte le metodologie che aiutano i team e le aziende a portare innovazione in azienda.

Quando Edison disse che aveva fatto 2000 tentativi per arrivare all’invenzione della lampadina e un giornalista in conferenza stampa gli chiese come si fosse sentito a fare così tanti tentativi falliti, lui rispose: “io non ho fallito ma ho trovato 1999 modi su come NON fare una lampadina”

 

Quindi, in un mondo così volatile come quello attuale non ci possiamo permettere di essere perfezionisti ma di agire e aggiustare in modo iterativo ed agile, con l’occhio sempre volto ad analizzare cosa può essere ottimizzato in modo veloce e frequente.

 

Sbagliare è bello!

E se commettere errori fosse addirittura un vantaggio? Qui ci viene in aiuto la psicologia sociale che ci suggerisce di considerare un meccanismo psicologico curioso che si chiama Pratfall.

L’effetto Pratfall è un meccanismo psicologico che crea una particolare attrattiva nei confronti di una persona che commette un errore. Chi inciampa in una gaffe o in un errore risulta più “umano” agli occhi dei suoi interlocutori suscitando le loro simpatie, ma questo effetto non si manifesta però se si commettono errori entro prestazioni già scadenti o di medio livello (ovvero l’incapace cronico non genera alcuna simpatia…anzi…).

Questo concetto che, a mio avviso, è molto calzante soprattutto per i cosiddetti ‘minor issues’ (errori di poco conto) risulta fondamentale nello sdoganamento della cultura dell’errore nei team aziendali e quindi nelle organizzazioni.

 

Ma non è proprio con i piccoli passi che si creano i grandi cambiamenti? (non cito nessuno, perché ormai questa frase l’hanno detta in molti). Questi ‘minor issues’ potrebbero proprio essere un primo campo di allenamento per un/una leader per cominciare ad agire dichiarando e parlando degli errori che ha commesso.

Perché? Non si perde di autorevolezza?

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Errore e leadership

Proviamo a rispondere a questa domanda parlando di cambio di leadership.

Errore e fiducia nei team sono legati a doppia mandata e se volessimo trovare un terzo componente che chiuda il cerchio dovremmo parlare di vulnerabilità.

 

Brenee Brown ne ha fatto quasi un manifesto di vita e, se pensate, dichiarare di aver commesso errori passa attraverso il mostrare la propria vulnerabilità. A me la parola piace poco (forse funziona meglio in inglese) e preferisco la parola autenticità ma il concetto è lo stesso: ‘passare da una leadership da superhero ad una leadership da human being’

 

Immaginate se proprio il/la vostra responsabile che stimate già per le sue capacità cominciasse ad ammettere ai vostri occhi che ha sbagliato in questa o quella situazione e …magari ci scherza anche sopra! Sicuramente questo avrebbe un impatto su tutti i componenti del team i quali si sentirebbero piano piano più al sicuro nell’esprimere dubbi, perplessità, ammettere errori e soprattutto condividere idee nuove ed innovative senza la paura di essere giudicati come quelli troppo visionari e coi piedi poco piantati per terra.

 

Tutto ciò porta fiducia e coesione, apprendimento, quindi sperimentazione ed innovazione.

Per chiudere ricordate che mostrarvi un\una leader vulnerabile e capace di sbagliare vi conviene anche…perché osservare una persona che non sbaglia mai (o meglio, che non dichiara mai i suoi errori) porta chi osserva a concentrarsi sul trovare quali siano i punti deboli di questa persona. Quindi mostrateli…fate prima! 

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